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  • Immagine del redattoreFrancesca Liotti

Pompei e l'archeologia dei colori

Aggiornamento: 17 ott 2023


Parco Archeologico di Pompei, Antiquarium. Ciotoline piene di colori.
Ciotoline piene di colori. Antiquarium di Pompei.

Pittori al lavoro!

Pompei, 24 ottobre del 79 d.C.

Come ogni giorno, le strade della città sono piene di un'umanità brulicante! Il lavoro ferve anche nelle abitazioni. Diversi edifici pubblici e privati necessitano di piccole e grandi ristrutturazioni a causa di recenti scosse sismiche...

Si sta lavorando anche in quella che oggi è chiamata Casa dei Pittori al lavoro. Quale denominazione migliore per un edificio, il cui scavo (ancora parziale) ha riportato alla luce vari campioni di colore e strumenti da lavoro, abbandonati insieme a pitture non finite dai decoratori!

Una grande sala della casa ci lascia una preziosa istantanea di quello che doveva essere il lavoro di una squadra di operai specializzati.

E allora spiamoli, questi artigiani del colore!


Che squadra!

Entriamo in un salone dove un operaio ha utilizzato compassi e righelli per tracciare le linee guida del disegno generale, ricavato da modelli o "cartoni". Per abbozzare i decori sulla parete, ha sfruttato le proprietà di una scheggia di minerale color marrone scuro, utilizzata a mo' di matita!


Il pictor imaginarius, artigiano più esperto, si sta occupando invece della decorazione del quadro centrale su una delle pareti. I suoi attrezzi da lavoro sono poggiati su una mensola provvisoria in legno. Adesso sta utilizzando dell'ocra gialla per realizzare il minuzioso disegno preparatorio (gli sarà utile per eseguire rapidamente l'affresco sulla parete intonacata ed ancora umida): si intravedono tre figure, di cui una seduta e due stanti. Tutto è quasi pronto per stendere l'ultimo strato di intonaco destinato ad accogliere l'affresco! (ma i dati di scavo ci dicono che il nostro pictor non farà in tempo: il Vesuvio si sta risvegliando).


Operai meno esperti hanno già completato la decorazione della zona superiore della parete, utilizzando impalcature lignee. Adesso sono intenti a preparare altra calce per realizzare i vari strati di intonaco sulle murature, procedendo dall'alto verso il basso. I vicini Monti Lattari e la penisola sorrentina, ricchi di rocce dolomitiche, contribuiscono all'approvvigionamento della materia prima necessaria!

Un altro operaio stende il colore di fondo, dopo averlo preparato polverizzando le terre minerali in un mortaio di pietra lavica.


I pittori hanno a loro disposizione decine di ciotoline in terracotta per contenere o preparare i colori, polverizzando i diversi pigmenti: il nero, il bianco, il blu, il verde, il rosso e il giallo, con le relative sfumature, vengono ottenute sia utilizzando per uno stesso pigmento cromatico sostanze diverse, sia aggiungendo un altro elemento ad un pigmento.


Ma cosa avranno usato i nostri esperti artigiani per ottenere quei colori che ancora oggi ci affascinano, lasciandoci senza fiato davanti alle preziose testimonianza riemerse dal passato?


I colori nell'antichità.

Nell'officina di provenienza di questa squadra di pittori, arrivano a cadenza regolare "ingredienti" più o meno comuni per la fabbricazione dei colori!


Resina, aghi o corteccia di pino, talvolta anche ossa o addirittura avorio, dalla cui combustione si ottiene il NERO; e ancora piombo (biacca), gesso e calcare per ottenere il BIANCO.


Già bello e pronto all'uso, è arrivato il vestorianum da Pozzuoli! C. Vestorio, uomo d'affari amico di Cicerone, ha importato la "ricetta" del BLU EGIZIO dalla lontana Alessandria d'Egitto, diffondendola poi in Campania e in Gallia. Conosciuto anche come “caeruleum aegyptium”, si tratta di un colore ottenuto artificialmente, unendo sabbia, rame e carbonato di calcio. Per committenti particolarmente ricchi, sono disponibili anche i più costosi azzurri naturali, come l'armenium (azzurrite) e lo scythicum (lapislazzuli).


Per ottenere il VERDE, non deve mancare la terra verde (appianum) a volte miscelata con il blu egizio per ottenere una tonalità più intensa. Ma in bottega arrivano anche rifornimenti di minerali contenenti glauconite e celadonite, senza contare la pregiata malachite.


Ecco che arrivano anche l'ematite (ossidi di ferro) e il cinabro per la preparazione di quello che noi oggi chiamiamo ROSSO pompeiano (il minium degli antichi che, come racconta il contemporaneo Plinio il Vecchio, veniva estratto da miniere spagnole e importato a Roma, dove esistevano apposite officine per il lavaggio e la preparazione. Inoltre la vendita del pregiato pigmento era regolamentata e il prezzo stabilito da un’apposita legge).


La bottega si sta rifornendo anche di ocra (il sil atticum, contenente ferro, silice, alluminio, manganese, magnesio e idrossido di ferro) per la preparazione del GIALLO.


Affreschi incompleti...

Ritorniamo dai nostri abili artigiani, ingegnosi e fantasiosi decoratori!

Tra di loro c'è chi sta applicando il colore "a fresco", stemperando il pigmento in acqua e stendendolo sulla parete rivestita di un ultimo strato di intonaco ancora umido. Il pittore deve far presto: ha a disposizione poche ore prima che la parete si asciughi, consentendo ai pigmenti colorati di penetrare nell'intonaco e di resistere all'inesorabile passare del tempo (oggi questo processo chimico è detto di carbonatazione della calce).

C'è poi chi sta rifinendo la decorazione ad affresco su un'altra parete: si lavora "a secco" sull'intonaco già asciutto. In questo caso, l'artigiano sta utilizzando il colore insieme ad un "collante" organico (probabilmente l'uovo).


Con una velata malinconia e tanta gratitudine per averci consentito di condividere la loro esperienza, ci congediamo dai nostri artigiani del colore. Ancora qualche istante e poi la città verrà sepolta, dimenticata per secoli e poi riscoperta.

Ma questa è un'altra storia...


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Un po' di BIBLIOGRAFIA:

- Michel Pastoreau, Il piccolo libro dei colori, Milano 2006.

- A. Varone, L'organizzazione del lavoro di una bottega di decoratori: le evidenze dal recente scavo pompeiano lungo Via dell'Abbondanza, in "MededRom" LIV 1995, pp. 124-136.

- Plinio il Vecchio, Storia naturale. Libro XXXIII - XXXV.

- Vitruvio, De Architectura, Libro VII.

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