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  • Immagine del redattoreFrancesca Liotti

Antico Egitto al MANN!

Aggiornamento: 30 mag 2020

DA SAPERE prima di iniziare il nostro viaggio nel tempo…

Innanzitutto “diamo i numeri” sulla collezione egizia del Museo Archeologico di #Napoli:

2500 i reperti che la compongono, databili tra il III millennio a.C. e il 640 d.C.; 1803 – 1917: il periodo di formazione della collezione; 7 le sale ad essa dedicate!


Quali oggetti troveremo esposti nelle vetrine?

Statue di faraoni, funzionari, scribi e sacerdoti; stele; papiri; uscebti; contenitori di varie forme; collane; bracciali; amuleti; sarcofagi; vasi canopi; mummie (di cui una di coccodrillo).


Alcuni reperti, sia egiziani che egittizzanti, ossia che imitano quelli propriamente egizi, pur facendo parte della collezione furono ritrovati in contesti a noi molto vicini: Napoli, Pozzuoli, Pompei, Ercolano, Stabia, Benevento, sono solo alcuni di questi luoghi dove profondo era il legame con la terra d’Egitto.


Ogni sala approfondisce una tematica specifica, a partire dalla FORMAZIONE DELLA COLLEZIONE e dalla diffusione del fenomeno del COLLEZIONISMO dei reperti egizi ed egittizzanti; continuando con IL FARAONE E GLI UOMINI, LA TOMBA E IL CORREDO FUNERARIO, LA MUMMIFICAZIONE, RELIGIONE E MAGIA, SCRITTURA, ARTI E MESTIERI.


Sarcofago egizio dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli

Tra i diversi ed importanti reperti esposti, sono senz’altro le mummie ad esercitare ancora oggi un certo macabro fascino in chi le osserva con meraviglia e sconcerto.


Attraverso la pratica egizia della mummificazione il defunto si assicurava l’immortalità. Per poter preservare il corpo bisognava osservare un lungo procedimento che durava circa 70 giorni. Il defunto veniva lavato, dopodiché i suoi organi interni venivano rimossi con un taglio sul fianco, all’altezza dell’addome e poi inseriti all’interno dei vasi canopi. Questi contenitori erano dotati di un coperchio la cui forma aveva l’aspetto dei quattro figli di Horus, destinati a proteggerne il contenuto. Il corpo veniva quindi ricoperto dal natron (carbonato idrato di sodio) per favorire la disidratazione dei tessuti; dopo un periodo di circa 35 giorni, il defunto, liberato dallo strato di natron, veniva cosparso di olii profumati e le cavità prodotte dall’eliminazione degli organi interni venivano riempite con sacchetti colmi di segatura e lino e chiuse con resine. Ultima fase: il bendaggio del corpo utilizzando strisce di lino e il posizionamento di decine e decine di amuleti destinati a proteggere con la loro presenza le varie parti del corpo del defunto. Tra i vari amuleti, l’occhio, il nodo di Iside, il cuore, lo scarabeo…


Ti aspetto in visita alla scoperta delle meraviglie d’Egitto!


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